RIAD — Ci sono desideri da esaudire e desideri sauditi. I venti della Superlega non soffiano soltanto dal cuore dell’Europa. Un torneo con i migliori club del mondo in Arabia? “Il calcio e tutti gli sport abbiano il compito di adattarsi a un mondo che cambia”. Parola di Carlo Nohra, ceo cipriota-libanese della Saudi Pro League, il campionato che in estate ha razziato il mercato europeo prendendosi campioni al tramonto e talenti in rampa di lancio.

Nohra, si dice che il vostro obiettivo sia far partecipare uno o più club sauditi alla Champions League europea. È così?

“Non è mai stata questa l’intenzione. Siamo un paese che si trova in Asia e giochiamo la Champions asiatica, non c’è motivo per cui pensarla diversamente. Vogliamo elevare gli standard delle competizioni a cui partecipiamo”.

È quello che avete fatto in estate. Il prossimo passo potrebbe essere allora organizzare un campionato alternativo con i migliori club. Siete pronti a farlo? O è un’idea utopica?

“È molto importante capire a che punto sia lo sport in questo momento. Arriverà un giorno in cui i confini nazionali e continentali scompariranno e ci sarà una lega diversa? Penso siamo tutti d’accordo che forse è ciò che deve accadere. Forse è ciò che potrà sostenere lo sport a lungo termine. Non posso prevedere come andrà a finire, ma penso che il calcio e tutti gli sport abbiano il compito di adattarsi a un mondo che cambia. Non è desiderio solo dell’Arabia Saudita o della Uefa di cambiare qualcosa o di forzare qualcosa in un prodotto diverso”.

Insomma, il calcio secondo lei deve cambiare.

“Ha molte sfide da affrontare. E la cosa più significativa è il modo in cui i tifosi consumano lo sport. I 90 minuti non bastano più, devi riempire tutte le altre ore tra due partite di contenuti e di coinvolgimento. Ma 90 minuti richiedono anche una capacità di attenzione troppo lunga, quindi dobbiamo accettare che questo sport che amiamo stia cambiando. Certamente sta cambiando il modo in cui viene consumato, anche sui media: il pubblico chiede qualcosa di diverso”.

La maggiore novità di questi anni è l’Arabia Saudita. Qual è il fine ultimo della vostra ambizione?

“Ci siamo prefissati di diventare uno dei campionati più importanti del mondo. Arrivarci richiede una strategia a lunghissimo termine. Faremo tutto il necessario per offrire il campionato più divertente al mondo. Siamo solo all’inizio di questo viaggio e sappiamo che sarà lungo e difficile, ma abbiamo mosso i primi passi e continueremo a fare i passi necessari per arrivarci”.

E la strada giusta è acquistare i migliori giocatori? Non era meglio partire dalla base?

“Crescere richiede risorse e convincere i giocatori a venire qui in questa fase iniziale del nostro sviluppo ha richiesto un incentivo extra. Acquistare questi campioni è servito a dare credibilità al progetto. Ma sappiamo che le cose devono evolversi: è un po’ come costruire una casa. Prima acquisti il terreno e poi inizi a scavare per realizzare il progetto che hai in mente”.

L’impressione però è che siate partiti dal tetto.

“Non sono d’accordo. Siamo fortunati perché abbiamo una leadership disposta a sostenerci per andare da un estremo all’altro, e penso che sia il motivo per cui ci sono solo cinque campionati più importanti al mondo. Noi dovremo commercializzare il campionato e sostenere il Pil dell’Arabia Saudita. Ma stiamo lavorando con la Federcalcio saudita per creare una base più ampia e migliorare lo sviluppo dei giovani e dell’élite ma anche le infrastrutture sportive e le competizioni. Perché senza niente sotto di noi, crolleremmo”.

Vi aiuterà ospitare la Coppa del mondo del 2034?

“Indubbiamente la Coppa del Mondo ci darà qualcosa di ancora più grande a cui puntare. Ma in modo critico dovremo chiederci: cosa succede dopo?”.

Il vostro sistema, in Europa, lo etichettiamo con una parola, però: sportswashing.

“Mi piace pensare che chi viene qui se ne andrà convinto che questa non sia una cortina di fumo. Vogliamo offrire al popolo saudita la migliore forma di intrattenimento possibile attraverso lo sport che ama, per poi proiettarlo nel resto del mondo”.

Quei campioni sono tutti ancora convinti del vostro progetto?

“Questi giocatori sono stati grandi ambasciatori, riconoscono che questa fase iniziale della nostra crescita non necessariamente rappresenti anche una crescita per loro. Ma stiamo costruendo qualcosa di più della semplice carriera di un giocatore: stiamo costruendo un’intera industria”.

Il prossimo passo sarà prendere allenatori in Europa?

“Abbiamo bisogno dei migliori manager. Non importa da dove vengano, innalzeremo gli standard ovunque sia possibile farlo. È questo ciò che andremo a cercare. E idealmente vorremmo anche sviluppare gli allenatori sauditi affinché siano appetibili a livello internazionale”.

Verrà anche Mourinho?

“È quello che dice, no?”.

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