BOLZANO. «L’intelligenza artificiale ci darà un aiuto sempre più importante, ma nei servizi – dagli asili nido alle case di riposo – basati sulle relazioni umane, non si potrà fare a meno delle persone. Per questo bisognerà pensare a nuovi modelli; servirà più flessibilità per quanto riguarda i requisiti d’accesso, a partire dall’attestato di bilinguismo. Altrimenti si rischia di non essere più in grado di offrire determinati servizi».

Liliana Di Fede, direttrice dell’Azienda servizi sociali, guarda con preoccupazione alle previsioni che abbiamo pubblicato sull’edizione di ieri dell’Alto Adige, secondo cui nei prossimi 7 anni andranno in pensione oltre 40 mila altoatesini (i dati sono dell’Osservatorio mercato del lavoro): in pratica i nati negli anni Sessanta. Normale turn over. Se non fosse che, rispetto al passato, non ci sono più giovani pronti a rimpiazzare chi se ne va.

Il problema riguarda ovviamente sia il settore pubblico che quello privato e praticamente un po’ tutti i lavori. Tanto per fare un esempio che riguarda il campo medico, già oggi in Alto Adige ci sono 228 posti vacanti e si prevede che, nel 2030, andranno in pensione 380 professionisti.

Altro esempio, anche questo concreto: nelle residenze per anziani altoatesine – a fronte di lunghe liste d’attesa – ci sono circa 200 posti letto forzatamente vuoti per mancanza di personale.

La Sasa ha sempre più difficoltà ad assumere autisti: gli ultimi – la notizia è di pochi giorni fa – sono 15 e arrivano dalla Spagna, dove trovare lavoro è più difficile, visto che c’è un tasso di disoccupazione dell’11,8%, ovvero il più alto a livello europeo.

Dal suo osservatorio cosa vede?

Che siamo sempre più in difficoltà – ammette Di Fede -. Perché siamo di fronte a cambiamenti epocali. C’è innanzitutto un problema demografico: i nati negli anni Sessanta hanno fatto meno figli dei loro genitori. Quindi ci sono meno giovani pronti ad subentrare a chi se ne va. Si bandiscono concorsi e i candidati, nella migliore delle ipotesi, sono pochi. Se non vanno addirittura deserti.

In Alto Adige però ai concorsi non c’è mai stata ressa.

È vero: da noi non c’è mai stata folla. Però, non si è mai vista una crisi simile. Facciamo sempre più fatica a trovare collaboratori. Non solo operatori socio-sanitari e socio-assistenziali, anche amministrativi.

E come lo spiega?

Al calo delle nascite, che comunque in Alto Adige è meno marcato che nel resto del Paese, si aggiunge un cambio di mentalità. Il posto fisso non è più considerato una priorità; la realizzazione professionale è sì importante, ma viene prima la realizzazione personale.

Scusi, ma le tecnologie servono anche a questo: sostituire il personale che non si trova.

Infatti nessuno mette in dubbio l’importanza delle tecnologie: servono sia a migliorare la qualità del servizio sia ad aiutare il personale. A Villa Europa, per fare un esempio, tutta la struttura è dotata di sensori che rilevano eventuali cadute degli ospiti nelle stanze, evitando che il personale debba – in particolare la notte – continuare a passare e controllare. Però, in una casa di riposo come in asilo nido – che sono le strutture che gestiamo – non potranno mai sostituire le persone con cui anziani da una parte e bambini dall’altra possono parlare, scherzare, ricevere una carezza.

Aumenta la richiesta di strutture per anziani, ma anche di asili nido visto che nascono sempre meno bambini?

Aumenta in maniera esponenziale la richiesta di servizi per la terza età; ma cresce di pari passo la richiesta di servizi per la prima infanzia, sia per consentire ai genitori di conciliare famiglia e lavoro, sia per motivi educativi. L’obiettivo è quello di offrire servizi sempre più personalizzati, ma per farlo servono persone. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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