Come nasce il primo manifesto di Silvio Berlusconi, l’arrivo di Matteo Renzi, la rivoluzione digitale di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, lo scontro tra Donald Trump e la Nike sono solo alcune delle storie raccontate attraverso la testimonianza di chi le ha vissute in prima persona. Questo volume indaga, attraverso l’acuto sguardo degli autori e numerose interviste a personaggi di rilievo nel mondo politico italiano e non solo, il ruolo del marketing e della comunicazione politica, le dinamiche che la politica ha con se stessa e con i propri consumatori-elettori. Come comunica la politica? Quanto è stata contaminata dal marketing? Politici leader o politici influencer?

Le riflessioni di Petrolo e Incantalupo ci accompagnano, in un racconto pop e al tempo stesso divulgativo, a cercare le risposte attraverso la voce e l’esperienza diretta dei protagonisti della scena politica degli ultimi trent’anni: da Oliviero Toscani ad Antonio Palmieri, da Rocco Casalino a Filippo Sensi, da Luca De Gennaro a Nadia Oliviero, da Luigi Di Gregorio a Benedetta Frucci, da Raffaele Nevi a Chiara Geloni, da Francesco Nicodemo ad Alessio De Giorgi e molti altri ancora. Il dialogo con Giovanni Grasso ci racconta la comunicazione del Quirinale e del Presidente della Repubblica. Un capitolo speciale è dedicato alla comunicazione in tempo di guerra attraverso il dialogo con Mykhailo Podolyak, consigliere speciale del Presidente ucraino Volodymyr Zelens’Kyi.

Un estratto del libro in esclusiva per Wired Italia

“È necessaria una governance forte degli algoritmi per tutelare la democrazia”. Dialogo con Alessio De Giorgi, Responsabile comunicazione del Partito Democratico Europeo.

Come la comunicazione social ha cambiato la comunicazione politica? Io penso che sia riduttivo parlare di «comunicazione social» ma bisogna sempre parlare di comunicazione digitale. Perché la comunicazione social non basta per nessun soggetto politico, grande o piccolo che sia, in quanto sei soggetto agli algoritmi e questi algoritmi possono cambiare, a volte a tuo svantaggio, a volte a tuo vantaggio. Come poi la storia degli ultimi dieci anni ci insegna, gli algoritmi possono essere sempre «craccati» da chi non rispetta le regole, da chi è sul terreno di gioco con regole diverse dalle tue. A oggi non c’è neanche una governance mondiale, mentre in Europa abbiamo il vantaggio che siamo nei primi mesi dell’applicazione della normativa su algoritmi e social, il Digital Service Act. Ti affidi dunque solo alla buona volontà dei gestori delle piattaforme, dove è evidente che la polarizzazione crea loro un vantaggio economico nonostante le pesanti ricadute negative sulla qualità delle nostre democrazie.

Quale è il momento cruciale della comunicazione digitale? Per quanto mi riguarda è il 2018. Eravamo in uno scenario post Brexit e post scandalo di Cambridge Analytica. I due attori principali, Meta e Google, non si erano ancora mossi per contrastare la disinformazione, dove per disinformazione intendo sia l’influenza straniera (russa, cinese, iraniana e così via), sia l’architettura di canali che tutti i nostri rivali avevano messo in campo per veicolare il loro messaggio. Difatti eravamo di fronte a un mostro con cui era impossibile combattere ad armi pari senza sporcarsi le mani. Erano anni in cui le piattaforme erano craccabili. Tutte le piattaforme si muovevano come si muove oggi X-Twitter di Elon Musk, dove il rapporto di forza tra i canali non ufficiali e anonimi che fanno informazione sulla guerra in Medio Oriente e i canali ufficiali (Associated Press, CNN, BBC e così via) è 10 a 1. Mi ricordo durante il 2018 che, tra i tanti canali cosiddetti «unofficial» con cui combattevamo, c’era una pagina Facebook dedicata alla Madonna che faceva dei numeri altissimi e ogni tre giorni piazzava un post elettorale pro Salvini con una viralità altissima. Oggi è rimasto solo Twitter senza compliance, ma la sua capacità di spostare consenso è molto minore rispetto agli altri canali digitali, Facebook in particolare. Dalla famosa audizione di Zuckerberg al congresso nel 2019 al 2022, Meta ha promosso diversi interventi di auto regolazione, corretto più volte l’algoritmo, dato trasparenza all’advertising online e cercato di ridurre la viralità delle pagine più aggressive per diminuire l’estrema polarizzazione. La vicenda Covid-19, altro punto di rottura, ha indotto Meta ha rimettersi ancora più in riga in tal senso. Certo poteva fare meglio e prima, ma penso che abbia fatto tanto in questa dire zione e che quest’azienda sia sulla strada giusta.

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