Roma. «In Emilia Romagna facciamo quello che il Parlamento non ha il coraggio di fare». Stefano Bonaccini non arretra di un passo. Per il governatore emiliano-romagnolo, presidente del Pd, non si scherza con la sofferenza delle persone, e la sentenza della Consulta va attuata.

Bonaccini, perché servono norme sul fine vita?

«È dovuta intervenire la Corte costituzionale per riconoscere che un malato con una sofferenza insopportabile, senza alcuna speranza, attaccato a macchine per il mantenimento in vita, abbia il diritto di congedarsi dalla propria esistenza nel pieno rispetto della propria dignità e volontà. Le persone si rivolgono ai Tribunali, alle istituzioni per avere una risposta. Il Parlamento si è fatto scavalcare dalla Consulta. In attesa della legge nazionale, noi abbiamo preso l’iniziativa, forti di quanto previsto dalla Corte che ha dettato criteri rigidi».

Però voi in realtà vi state muovendo su due binari: da un lato una delibera che regolamenta il ricorso al suicidio assistito, dall’altro una proposta di legge che comincerete a discutere. È una furbizia, come sostiene la destra?

«No. È stata presentata una proposta di legge dall’Associazione Luca Coscioni che sta per essere presa in carico dall’aula. Più in generale, penso che fare 20 leggi regionali sul fine vita sarebbe ridicolo. Perciò io aspetto l’iniziativa del Parlamento. Però la nostra delibera è la prima risposta che siamo stati in grado di dare. Vuol dire che in Emilia Romagna, si può».

Sono previsti 42 giorni tra la richiesta di suicidio assistito e la risposta. Tempi celeri?

«Abbiamo adottato lo strumento più solido e rapido per dare, ripeto, applicazione alla sentenza della Corte. I 42 giorni ci sono parsi il tempo congruo, che consentirà alle Asl di procedere permettendo di verificare la sussistenza dei rigidi criteri indicati dalla Corte. Noi abbiamo istituito il comitato regionale per l’etica nella clinica e le Asl hanno a disposizione le linee guida per la gestione delle richieste arrivate dai pazienti».

Non è che finisce come in Veneto, cioè con un nulla di fatto e proprio per colpa di una consigliera dem?

«Da sempre sono a favore di una legge sul fine vita. Rispetto però le sensibilità, le convinzioni e le posizioni di tutti».

Però la vostra delibera ormai c’è, ma se un consigliere della sua maggioranza mandasse all’aria la legge regionale, come reagirebbe?

«Non può esserci disciplina di partito precostituita su questo. Sul caso Veneto ho detto subito: nessuna sanzione».

Lei non è cattolico?

«Non mi pare che ci siano più i vecchi steccati tra laici e cattolici».

E ai cattolici dem cosa dice?

«Serve il contributo di tutti. Deve essere il nostro faro. La contrapposizione ha le gambe corte».

Schlein è con lei?

«Non ho dubbi che Elly sia al nostro fianco. Sono la maggioranza e il governo Meloni che si stanno sottraendo al loro dovere. Sono loro a latitare».

La contrarietà del cardinale Zuppi la sorprende?

«Il cardinale Matteo Zuppi è una delle persone che stimo e apprezzo di più, ogni sua parola va ascoltata sempre. Mi confronterò con lui anche su questo. Sui temi cosiddetti etici sono consapevole che all’interno degli stessi schieramenti bisogna avere rispetto e garantire il diritto a chiunque di avere una opinione anche diversa».

C’è un Paese più avanti del Palazzo su questi temi?

«In questi anni ho ascoltato tante storie di persone e famiglie nel dolore di una malattia irreversibile e senza nessuna norma certa. Tanti si sentono abbandonati dallo Stato. Perciò, ma lo dico con umiltà, l’Emilia Romagna si mette al servizio della libera volontà delle persone».

Però rischiate che ci sia il ricorso al Tar per la delibera e che il governo impugni il vostro atto?

«Nel rispetto delle competenze di tutti, ciascuno ha la propria autonomia. Una consigliera forzista minaccia di rivolgersi al Tar. Desidero segnalare che la decisione che abbiamo preso ha il sostegno di tutta la maggioranza, nessuno escluso».

I 5Stelle locali ritengo tuttavia che siete stati poco coraggiosi?

«I 5Stelle chiedono di arrivare a una legge. E infatti partirà l’iter della legge. Ma un primo passo formale con la delibera è stato fatto e garantisce il diritto del malato sancito dalla Consulta».

Il leader grillino, Giuseppe Conte mette ormai sempre più spesso in difficoltà il Pd. Davvero lei pensa che si possa lavorare insieme con il Movimento? E a quale prezzo?

«Credo che se non si vuole lasciare questa destra al governo per i prossimi dieci anni, ben oltre i propri meriti, che mi pare si mostrino inesistenti, ebbene le forze di opposizione devono rimboccarsi le maniche e costruire l’alternativa. A meno che non vogliano collaborare con la destra stessa. Poi io sono sicuro di una cosa: gli elettori premieranno chi lavora a unire e puniranno chi insiste a dividere. Al netto delle legittime differenze, mi auguro che l’opposizione sappia costruire l’alternativa».

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