BOLZANO. Mancano nove giorni al voto, ma a Bolzano non si nota grande movimento. C’è la sfilza di gazebo che affiancano i banchetti dei vari mercati del sabato e del giovedì. Ma santini non se ne vedono, i tabelloni numerati si stanno riempiendo di manifesti soltanto ora e neppure i comizi dei cosiddetti “big” attraggono folle, solo piccole code di devoti ai lavori. E allora la campagna elettorale dov’è? Dove si fa? E quali sono le sfide più interessanti (e sotterranee) tra candidati della stessa lista? Neppure sui social c’è grande movimento. Certo, aspiranti consiglieri che si affacciano su Facebook ce ne sono, e alcuni postano pure qualcosa ogni giorno. Ma non sono tanti e non sembrano neppure troppo convinti. Persino Toni Serafini (già assessore comunale che si candida con il Pd) sta piazzando qualche foto elettorale soltanto in queste ultime ore, mentre ogni giorno come un orologio svizzero pubblica la sua ultima bellissima foto dell’alba o del tramonto che tanti suoi amici Facebook mostrano (dal numero di like) di apprezzare molto di più dei post politici. Ma vale anche per gli altri partiti e per tanti altri candidati in gioco. Perché tutte le modalità di campagna elettorale sembra stiano tramontando. A proposito di Pd, comunque, va segnalato che la partita vera si sta giocando fra Sandro Repetto e Pietro Calò. Il primo ha da sempre un buon bacino elettorale in città e può anche contare sulla sponsorizzazione di Carlo Costa, il secondo attende da tempo di fare il salto e i bene informati dicono che sia sostenuto anche da Luisa Gnecchi e dal sindacato. Dentro il Pd è una bella sfida, non c’è dubbio. Ma è nel centrodestra che si vivono i confronti più accesi. Non ce n’è uno dei “piccoli big” che parli bene dei concorrenti di lista in questa fase agguerrita, è ovvio, ma dentro la Lega si sa che i coltelli sono particolarmente affilati. D’altra parte per i due assessori provinciali uscenti Giuliano Vettorato e Massimo Bessone è stato come un pugno in faccia il vedersi superati da Christian Bianchi, designato capolista. Vettorato ha cercato di farsela passare facendo buon viso a cattiva sorte, mettendosi sulla scia del sindaco di cui fu assessore, tentando l’accoppiata nei santini (come si vede dalla vela piazzata in area luna park) e mettendosi al suo fianco ad ogni passaggio di big leghista di governo. Bessone, invece, corre per sé, tanto da affidarsi a Mister Giusto per gli auguri di compleanno (due giorni fa: 54) con un video postato su Facebook. Sì, c’è un po’ di frenesia nella Lega e tante speranze di recuperare un po’ di terreno perduto. Al punto che Matteo Salvini viene utilizzato come la madonna pellegrina e ogni settimana passa da Bolzano o dall’Alto Adige (facendo tappa a Trento) per il suo “tour del sì” anche se non se lo fila quasi nessuno rispetto a cinque anni fa, quando sembrava un fenomeno e riempiva le piazze. Ma è forse proprio questo l’unico vero trend della campagna elettorale: l’esposizione di big che salgono da Roma. Nel centrodestra la gara tra Carroccio e “fratellisti” è molto spinta, anzi è un duello, tanto che non passa giorno che non ci sia un ministro o un sottosegretario dell’una o dell’altra parte di passaggio da Bolzano. A proposito di duello: dove vanno i voti (che ancora esistono) di CasaPound? Le informazioni al riguardo sono piuttosto scarne anche se c’è chi giura che questa volta Davide Brancaglion avrebbe indicato alcuni candidati della Lega piuttosto che quelli di Fratelli d’Italia. Ma i fratellisti non se ne dolgono, anzi. Sono convinti di avere ancora il vento in poppa di Giorgia Meloni, anche se le vicende riguardanti il prezzo del carburante e la gestione dei migranti cominciano a far storcere il naso a molti. Marco Galateo, il capolista, non se ne cura ed è sempre sorridente ai gazebo ed è al centro di ogni iniziativa fratellista, non ne perde una. Chi in città si muove senza tregua (la vedono dappertutto) è la farmacista e consigliera comunale di FdI Anna Scarafoni, che punta soprattutto su temi sociali e sull’azione diretta, senza tanti fronzoli o parole. Anche Forza Italia si dà da fare, sperando di spuntarla sul “Centro destra” di Filippo Maturi (che ha aperto una mega-sede in via Rosmini), tanto che oggi farà il suo giro elettoralistico cittadino, partendo da Firmian, il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, accompagnato tappa dopo tappa da Carlo Vettori. Perché i forzisti orfani del Cavaliere vogliono sottolineare che loro sì sono un partito con gli agganci a Roma, loro sì che sono i moderati. E più di tutti Franco Murano – uno dei pochi candidati che si vedono spesso in piazza Walther – che è un berlusconiano della prima ora e porta sempre la spilla di Forza Italia all’occhiello. In piazza Walther ci passa di striscio, fermandosi al Città, anche Thomas Widmann che in questi giorni si sta muovendo anche nelle “zone” italiane. Ieri era in piazza Mazzini a tentare di agganciare possibili elettori che un tempo erano affascinati da Durnwalder. In tanti si chiedono che risultato riuscirà a fare l’ex assessore alla sanità. Se l’operazione servirà a farlo diventare partner di governo, nonostante Kompatscher, e se il suo gruppo potrà divenire il rifugio dei consiglieri scontenti della Svp. Una gara fra partiti tedeschi che crea interesse anche fra gli italiani, soprattutto fra coloro (non pochissimi) che sono tentati di votare Svp. Un discorso a parte merita Angelo Gennaccaro: lui sì che è ovunque. A volte di persona, altre volte stampigliato su un manifesto, più spesso con la foto gigante della sua faccia circolante sulle “vele” (i manifesti mobili trasportati da furgoni o camion). Per le preferenze Gennaccaro se la vede con Zaccaria e c’è chi dice che la sua partita sarà favorita da tanti voti di bolzanini d’origine calabrese; anche se stavolta, raccontano in città, il pacchetto di voti dovrà spartirselo con Maurizio D’Aurelio, candidato di Forza Italia. A proposito di “vele”. Ecco. Forse è l’unica novità di questa campagna: il ritorno a un antico mezzo di trasporto per il maxi-santino. Un ritorno al passato. A volte con camion che aumentano le emissioni di co2. E che non piacciono proprio ai ragazzi. I ragazzi che già non sono attratti dalla politica.

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