Per millenni la Luna è rimasto un oggetto lontano e imperscrutabile. Tanto distante da essere considerato un’entità separata e immune ai mutamenti che sperimentiamo sulla Terra: per Aristotele era la prima delle sue nove sfere celesti, perfette e incorruttibili, e ci è voluto Galileo, con il suo telescopio, per iniziare a convincerci (almeno in Europa) che si trattava di un pianetino con valli, colline e montagne, proprio come il nostro. Come in molti altri campi, tutto è cambiato con l’avvento dell’era industriale.

Abbiamo mandato sonde, bandiere, lander e astronauti sulla Luna. E se poi, per qualche decennio, l’interesse era sembrato scemare, negli ultimi anni l’esplorazione lunare è tornata in auge, e in grande stile. Si prevedono decine di missioni nei prossimi anni. Il ritorno degli astronauti. Una stazione spaziale in orbita, e un habitat sulla superficie che dovrebbe ospitare una presenza umana fissa. Con tanto andirivieni, presto la superficie lunare rischia di subire l’influsso nefando della nostra specie, al pari del nostro martoriato pianeta. Anche l’ambiente lunare merita invece rispetto, e secondo un gruppo di scienziati che ha appena firmato una lettera/appello pubblicata su Nature Geoscience, un buon modo per garantire al tema la dovuta attenzione in sede internazionale è riconoscere che è ormai iniziata anche sulla Luna una nuova era geologica: l’antropocene lunare.

L’era dell’uomo

Per gli smemorati, l’antropocene è una nuova era geologica che è stata proposta (ma ancora non accettata ufficialmente) per descrivere l’epoca attuale in cui il principale motore dei cambiamenti che avvengono nella morfologia e nell’ambiente della Terra non è più il pianeta stesso, o la sua biosfera in senso lato, ma un unica specie: la nostra. Con ogni probabilità, verrà presto riconosciuto dalla Commissione internazionale di stratigrafia, il comitato dell’Unione internazionale di scienze geologiche che decide il nome ufficiale delle ere geologiche terrestri, e potrebbe così soppiantare l’olocene, in cui ci troviamo ufficialmente a vivere in questo momento.

Sulla Terra, tutto nasce dalla constatazione che tra test atomici, cambiamenti climatici, inquinamento (e chi più ne ha più ne metta), ormai l’impronta umana è scritta in profondità nella stratigrafia del nostro pianeta. E un nome come antropocene può essere utile per ricordarci la responsabilità che abbiamo nei confronti di tutte le forme di vita coi condividiamo la Terra. Bene, che dire della Luna?

La nostra impronta lunare

Come dicevamo, sono serviti decine di migliaia di anni perché l’uomo riuscisse a raggiungere la superficie lunare. Ma dall’inizio della corsa allo spazio, la nostra impronta sul satellite si è fatta sempre più riconoscibile. Il primo oggetto prodotto dall’uomo a toccare la superficie lunare è stata la sonda sovietica Luna 2, nel 1959, seguita dalla sua controparte americana, il Ranger 4, nel 1962. In entrambi i casi, si è trattato di “hard landing”: le sonde sono state fatte schiantare sulla Luna, aggiungendo nuovi crateri sulla superficie. Negli anni seguenti gli atterraggi, duri e morbidi, sono continuati a ritmo serrato, arrivando al primo passo degli esseri umani sulla Luna nel 1969, e a 12 altre passeggiate lunari fino al 1972.

Le missioni lunari, inoltre, non hanno prodotto solamente crateri e orme umane, ma hanno disseminato manufatti extraterrestri in almeno 58 siti sulla superficie del nostro satellite, tra bandiere, palline da golf, escrementi e rifiuti, opere d’arte, strumenti scientifici e detriti di vario tipo. Più di recente, diverse compagnie americane hanno iniziato ad offrire la possibilità di spedire le ceneri dei propri cari sulla Luna (suscitando le ire dei Navajo e di altre culture indigene, che tradizionalmente vedono la Luna come un antenato da trattare con rispetto). E tra missioni commerciali e rinnovato interesse delle agenzie spaziali per l’esplorazione e lo sfruttamento del satellite, è ormai evidente che la situazione potrebbe rapidamente sfuggirci di mano, se non inizieremo a porci delle regole condivise per minimizzare il nostro impatto.

Antropocene lunare

Il paesaggio lunare tra 50 anni sarà completamente diverso da quello attuale”, spiega Justin Holcomb, giovane ricercatore della University of Kansas e firmatario della lettera su Nature Geoscience. “Saranno presenti molteplici nazioni, e questo solleverà una molteplicità di problemi da risolvere. Il nostro obbiettivo è quello di sfatare il mito di una Luna statica, e ienfatizzare l’importanza del nostro impatto, non solo nel passato ma anche quello futuro. Vorremmo riuscire a stimolare l’inizio di una discussione sull’influenza umana sulla superficie lunare, prima che sia troppo tardi”.

Riconoscere ufficialmente l’inizio dell’antropocene lunare secondo gli autori della lettera potrebbe essere la strategia migliore per sensibilizzare l’opinione pubblica e i decisori politici internazionali della necessità di preservare come possibile l’ambiente lunare originale. Un luogo privo di vita e di atmosfera, ma non per questo meno importante e affascinante, sul piano scientifico – ovviamente – ma anche sotto il profilo storico e culturale.

Come archeologi, percepiamo le orme sulla Luna come un’estensione del viaggio dell’umanità al di fuori dell’Africa, una pietra miliare di importanza fondamentale nell’esistenza della nostra specie”, conclude Holocomb. “Queste orme si intrecciano con la più grande storia dell’evoluzione, ed è in questo contesto che cerchiamo di catturare l’interesse dei planetologi, ma anche degli archeologi e degli antropologi, che non vengono coinvolti di norma nelle discussioni in tema di scienza planetaria”.

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