BOLZANO. Chiuso dal 2 aprile il Circolo unificato dell’Esercito di viale Druso. A quanto pare si approfitta delle difficoltà a trovare un gestore, per fare lavori di ristrutturazione di cui il complesso, immerso in una preziosa area verde, ha bisogno da tempo.

Un annuncio che ha colto un po’ di sorpresa le associazioni che utilizzavano – spesso anche a titolo gratuito – le sale per riunioni o assemblee dei soci. L’ultima – o una delle ultime – la sera del 26 marzo, l’assemblea del Cai Bolzano. Il timore è che, anche questo, non riapra più.

Un centro di ritrovo

Il Circolo era anche un importante punto di ritrovo per appassionati di burraco e biliardo. Tra una partita e l’altra era possibile fare un salto al bar interno per un caffè. L’ultimo probabilmente in città venduto a 90 centesimi alla tazzina, da pagare rigorosamente però con il Bancomat. E volendo, sempre per gli habituè, era anche consentito utilizzare i locali per qualche pranzo o cena, ricorrendo al servizio di catering.Nel cuore della città, con possibilità di parcheggiare all’interno, il Circolo unificato dell’Esercito è da sempre considerato un centro di grande interesse. Tanto che a suo tempo – si dice – l’allora presidente della Provincia Luis Durnwalder avrebbe voluto costruirvi un campus universitario. Non se ne fece nulla, perché le trattative con il Demanio militare sono molto complicate.

Chiusi anche i campi da tennis

Più recentemente ci ha provato il Comune, dopo che nel 2019 – strana coincidenza anche allora era l’1 aprile – sono stati chiusi i campi da tennis del Circolo. L’impianto, dotato di quattro campi in terra rossa di cui uno coperto tutto l’anno, era molto frequentato. A gestirlo il Centro tennis Ussa che aveva cercato di ottenere una proroga. Niente da fare. Il Demanio militare aveva risposto che bisognava attendere l’esito della gara. Nel giro di qualche mese però – così era stato assicurato – avrebbe riaperto. A cinque anni di distanza la struttura – come per altro molti temevano – non è più stata riattivata. Un peccato, soprattutto in una città in cui c’è carenza di campi: in 25 anni, ne sono stati eliminati 16. La mancanza di strutture si fa sentire ancora di più oggi, visto che gli appassionati crescono soprattutto tra i giovanissimi affascinati dalle imprese di Jannik Sinner. «Il rischio – ci dissero alcuni habituè che il 31 marzo di cinque anni fa erano andati a farsi l’ultima partita – è che l’impianto non riapra più. Come era successo con l’impianto, sempre del Demanio militare, di via Resia». Previsione che si è regolarmente avverata. «Abbiamo provato – assicura l’assessore allo sport  Juri Andriollo – a prendere in gestione l’impianto di viale Druso, ma non c’è stato nulla da fare. Tanto che su quello ormai ci abbiamo messo una pietra. È un peccato, ma è così. Stiamo lavorando invece per riaprire, ovviamente dopo averlo ristrutturato, l’impianto di via Resia pure di proprietà militare, chiuso da anni».

Tempi? «Impossibile fare previsioni. La burocrazia blocca tutto in Italia. Un impianto che è della comunità viene tenuto lì a marcire. C’erano i campi in terra rossa, le tribune, gli spogliatoi: tutto in rovina». L’assessore Andriollo lancia un appello ai rappresentanti bolzanini in Parlamento: il deputato Alessandro Urzì (FdI) e il senatore Luigi Spagnolli (Pd) affinché facciano qualcosa. «Loro che sono a Roma forse hanno qualche possibilità in più di parlare direttamente con chi decide». A.M.

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