La protesta degli agricoltori, estesa anche in Italia, si sposta oggi davanti ai palazzi del potere europeo: un migliaio di trattori hanno bloccato dalle prime ore della mattina diverse strade di Bruxelles, in particolare in prossimità del quartiere europeo, dove sono attesi i leader Ue per il Consiglio europeo straordinario.

La Ue offre una tregua. Gli agricoltori resistono: “Poco e troppo tardi”



Gli agricoltori, arrivati da tutta Europa per protestare contro la Politica agricola comune (Pac) e il Green Deal, hanno bloccato Place de Luxembourg, davanti alla sede del Parlamento europeo, e hanno appiccato alcuni roghi con legna e pneumatici. Molte le esplosioni di petardi. A loro si è rivolto il premier belga: “Dobbiamo poter discutere al Consiglio di questo tema perché le preoccupazioni che hanno (gli agricoltori, ndr) sono in parte legittime: la transizione climatica è una priorità chiave per le nostre società e dobbiamo fare in modo che i nostri agricoltori siano dei partner in questo percorso”, ha detto Alexander De Croo.

Se in Italia non ha abbracciato la protesta, in Europa si muove la Coldiretti che rimarca come l’agricoltura italiana sviluppa un fatturato aggregato pari a oltre 600 miliardi di euro nel 2023 ed è “messa a rischio dalle politiche folli dell’Unione Europea”. L’associazione rimarca che è la prima volta in piazza insieme per gli agricoltori provenienti dal sud e dal nord dell’Unione Europea dalla Coldiretti agli spagnoli di Asaja, dai portoghesi di Cap ai belgi dell’Fwa fino ai giovani della Fja e molti altri che invadono la capitale dell’Unione per trasformare le proteste in risultati concreti.

(reuters)

Su un grande striscione si legge “Stop alle follie dell’Europa”, ma gli agricoltori esibiscono anche cartelli con “Basta terreni incolti!”, “Scendete dal pero”, “Stop import sleale”, “Prezzi giusti per gli agricoltori”, “No Farmers no Food”, “Cibo sintetico, i cittadini europei non sono cavie”, “Mungiamo le mucche non gli allevatori”, “Non è l’Europa che vogliamo”. A rischio è una filiera che vede impegnati 4 milioni di lavoratori in 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari, oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio.

La Coldiretti mette dunque in fila le ragioni di contrasto con le politiche Ue. “Dal divieto delle insalate in busta e dei cestini di pomodoro all’arrivo nel piatto degli insetti, dal nutriscore che boccia le eccellenze Made in Italy al via libera alle etichette allarmistiche sulle bottiglie di vino, dal permesso alla vendita del prosek croato e agli altri falsi fino alla possibilità di importare grano dal Canada dove si coltiva con l’uso di glifosato secondo modalità vietate in Italia. Sono solo alcune delle follie europee che rischiano di tagliare del 30% la produzione di cibo Made in Italy”.

By admin

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

//ooloptou.net/4/6884838