Ci vorranno ancora cinque-sei mesi di attesa per sapere che ne sarà di 3-I spa, la società pubblica controllata da Inps, Inail e Istat, nata a fine 2022 per fornire servizi digitali ai tre enti e mai partita. È questo il tempo necessario alla nuova direzione dell’azienda per mettere nero su bianco il piano industriale. E dichiarare, a un anno e pochi mesi dalla fondazione, i compiti che intende svolgere, il personale di cui ha bisogno e i costi di gestione. Che, al momento, viaggiano su 1,3 milioni per il primo anno e mezzo. A quanto Wired, che ha consultato quattro persone a conoscenza della situazione e degli sviluppi di 3-I spa, che hanno richiesto l’anonimato per poter contribuire a questo articolo, ne uscirà una società molto ridimensionato rispetto al progetto faraonico con cui ne era stato annunciato il varo nel 2022.

Allora la software house pubblica era stata immaginata come la responsabile di sviluppo, mantenimento e gestione dei programmi informatici e delle soluzioni digitali dell’Istituto nazionale di previdenza sociale (Inps), principale azionista con il 49% delle quote, dell’Istituto nazionale di statistica (Istat, 21%), dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail, 30%). Non solo: sulla scia del piano di digitalizzazione della pubblica amministrazione previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), 3-I si sarebbe dovuta occupare di software anche per conto della presidenza del Consiglio dei ministri, del ministero del Lavoro e delle politiche sociali e di altri enti statali.

Una società “fantasma”

Sono tutte promesse finora rimaste sulla carta. Approvato dall’ex governo guidato da Mario Draghi nell’aprile 2022, il progetto di 3-I spa passa di mano all’esecutivo della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. E prende forma di società solo a fine anno. A marzo 2023 il neo-presidente Claudio Anastasio si dimette dopo che in una lettera al consiglio d’amministrazione copia parola per parola il discorso con cui Benito Mussolini rivendica l’omicidio del deputato socialista Giacomo Matteotti. Solo pochi giorni prima Anastasio sbandiera la partenza in pompa magna della società, con il coinvolgimento all’interno della gara di Inps per l’acquisto di applicativi. Un appalto enorme, che vale un miliardo di euro, suddiviso in quattro lotti.

Ma non è così. L’ente previdenziale fa da sé con il bando, che ancora non è stato assegnato. L’ultima notizia è del 13 novembre scorso, quando si è svolta la seduta pubblica per aprire le buste delle offerte. Wired ha chiesto aggiornamenti a Inps, che tuttavia non ha risposto. Né ha specificato se il caso 3-I spa abbia influito sui tempi della gara. In compenso, è la spa pubblica a finire nel porto delle nebbie. A maggio 2023 il governo nomina un nuovo presidente, Gennaro Terracciano. E per il resto dell’anno l’unica offerta di lavoro sul sito di 3-I spa, che secondo Anastasio avrebbe dovuto arruolare a regime 1.500-2.000 persone, è per il direttore generale. La scelta si chiude a dicembre e cade su Stefano Acanfora. Il quale, come ha raccontato Domani, nel 2017, in qualità di dirigente di Regione Lazio, affidò una consulenza a Giovanbattista Fazzolari, oggi sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri e tra i più fedeli consiglieri di Giorgia Meloni.

Chi comanda in casa 3-I spa

Tocca ad Acanfora scrivere il piano industriale di 3-I spa. Che dovrà rispondere a una serie di domande. Prima: chi decide in casa 3-I spa. I tre soci non vogliono cedere troppo potere alla spa pubblica. Inps ha gestito in autonomia la sua gara. Inail, come spiega una fonte a Wired, la vive come un’imposizione dall’alto. Istat, aggiunge un’altra fonte, si domanda cosa ci faccia come socio di minoranza in un’azienda che, se deve soddisfare i desiderata degli altri due, dovrà fare software molto diversi da quelli che servono all’ufficio di statistica. Inps e Inail hanno bisogno di applicativi rivolti al pubblico, Istat lavora più dietro le quinte, analizzando dati. Peraltro l’ufficio ha confermato al gruppo Gartner la fornitura di servizi informatici per un ulteriore triennio, da marzo 2024, dietro un compenso di 816mila euro. E per l’Unione sindacale di base (Usb), il consiglio d’amministrazione il 5 febbraio ha bloccato la proposta del presidente Terracciano di modificare lo statuto della società, svincolandola dal controllo di Inps, Inail e Istat in favore di Palazzo Chigi.

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